Enzo Barnabà è nato a Valguarnera (Enna) nel 1944, dopo la maturità classica ha studiato lingua e letteratura francese a Napoli e Montpellier e storia a Venezia e Genova. Ha insegnato lingua e letteratura francese in vari licei del Veneto e della Liguria. Scrittore-saggista, vive a Ventimiglia, socio della Fondazione, è vissuto a lungo nel bellunese, ha pubblicato, tra gli altri, due nuovi libri di storia locale. Il primo si tratta della seconda edizione aggiornata di “Morte Agli Italiani – Il massacro di Aigues-Mortes 1893” pubblicato per Edizioni
Infinito qualche anno fa e già presentato a Belluno a cura della Fondazione.
Il libro narra il conflitto insorto alla fine dell’ottocento nel sud della Francia tra lavoratori emigranti italiani e popolazione locale. «Il libro di Enzo Barnabà è una boccata d’ossigeno. Perché solo ricordando che siamo stati un popolo di emigranti vittime di odio razzista, come ha fatto il vescovo di Padova denunciando “segni di paura e di insicurezza che talvolta rasentano il razzismo e la xenofobia, spesso cavalcati da correnti ideologiche e falsati da un’informazione che deforma la realtà”, si può evitare che oggi, domani o dopodomani si ripetano altre cacce all’uomo. Mai più Aigues-Mortes. Mai più» (dalla prefazione di Gian Antonio Stella).
Il secondo libro parla bellunese e siciliano: “IL PARTIGIANO DI PIAZZA DEI MARTIRI Storia del siciliano che combatté i nazisti e finì appeso a un lampione” Edizioni Infinito.
La Jugoslavia e i Paesi nati dalla sua frammentazione, la seconda guerra mondiale, la memoria e la lotta partigiana per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo sono i temi centrali di questo fine lavoro di ricerca raccontato in veste di romanzo storico. 
Al centro della vicenda c’è la figura del partigiano Salvatore Cacciatore, nome di battaglia “Ciro”, giovane siciliano che lasciò il seminario poco prima di prendere i voti per andare a combattere in Africa, poi a Pordenone. Dato per disperso in Russia, tra il 1943 e il 1945 combatte invece nelle file partigiane e viene impiccato ai lampioni della piazza centrale di Belluno con tre compagni di lotta. È il 17 marzo 1945 e da allora quel luogo ha preso il nome di Piazza dei Martiri. In questo libro c’è la sua storia, quella del movimento di liberazione nel Nord Italia e le vicende di un figlio alla ricerca del padre.

